Ciclo racconti brevi 2016

Pluralità culturale ciclistica.
In Restera ho incrociato una volta un tipo piuttosto strano. Aveva capelli e barba lunghi, una giacca di pelle senza maniche, jeans rotti non alla moda cioè rotti e basta ed una bici modello da donna. La bici mi pare gli fosse piccola, una taglia in meno od anche due, ma non credo lui lo sapesse. Andava spedito, a malapena schivando le persone che incrociava.
Aveva un'aria un po' incattivita, non cattiva. Forse inacidito dal tempo o forse arrabbiato in quel momento per ragioni sue. La bici aveva un cestino nella parte posteriore, attaccato sul manubrio un cartello scritto a mano con pennarello grosso diceva “vaffanculo il capitalismo”. Magari anche qualcuno di voi l'ha visto.
Lo vedevo passare spianando la strada, furioso nel suo spingere sui pedali. La sua cadenza non era dettata da un interesse propulsivo ma da una rabbiosa necessità comunicativa.
Aveva un pedalata che era una dichiarazione di intenti.

 

Ieri sera passeggiavo per il centro. C'erano bancarelle, “giornata del cioccolato”. Il vocio di migliaia di persone in festosa disposizione d'animo rendeva l'ambiente rumoroso. Da dietro l'angolo giungeva una musica fortissima. Il suono spariva all'improvviso e ricompariva qualche centinaio di metri più in là. Avevo imboccato un vicolo stretto e poco frequentato per sfuggire alla calca ed al rumore. La stradina sbucava in una piccola piazza. Le persone tutte eleganti ed all'ultima moda. Alla mia destra un improvviso fragoroso frastuono di musica e luci. Un personaggio con barba e capelli lunghi spingeva a piedi quella che in maniera riduttiva si poteva definire una bici. Aveva due ruote, questo è certo. Mille luci a led andavano a tempo di musica. Casse da discoteca erano state attaccate in modo ingegnoso e l'originalissimo ciclista borbottava qualcosa mentre dai woofer sparava un mix assordante di disco e rock'n'roll.

Ho un amico che aveva una stazione di servizio. Una pompa di benzina vecchio stile, con il personale che ti conosce per nome e che come il barbiere o il panettiere anticipa la tua richiesta e sorridendo ti dice “il solito”? Rispondi con un cenno degli occhi mentre affronti qualche altro tema ben più importante.
Un ciclista si avvicina. La bici, di fattura piuttosto povera, è carica all'inverosimile. Tenda, sacco a pelo, cambi per le 4 stagioni più tutto il necessario per prepararsi da mangiare. Ha una faccia con un velo di malinconia, solcata da rughe profonde.
Pioviggina e fa freddo, ci chiede dove si può accampare.
Ci racconta che è partito tre anni fa. Faceva il meccanico in un'officina. È argentino ed abitava all'estremità più meridionale del continente sud americano, in quella terra durissima, divisa quasi a metà tra Cile ed Argentina, che si chiama Terra del Fuoco.
Aveva una vita normale. Un lavoro, una casa. Non era un ciclista, per lo meno non nel senso classico di fare bici per sport.
Chiacchieriamo un po', saluta e se ne va, cercando un posto dove passare la notte.

Quest'estate siamo andati da Dubrovnik a Sarajevo, passando per Mostar. Un percorso ed un paesaggio aspro, storie drammatiche di incontro e scontro ma anche e forse soprattutto moltissimi sorrisi e grande cordialità.
Seguendo il corso della Neretva, percorriamo in bici quella che il National Geographic definisce come una delle più belle sterrate dei Balcani. Fa un caldo torrido e non abbiamo acqua. Tragicamente non esiste il capuccino, una squisita signora impietosita mi offre una bustina di concentrato Nestlè. Piccoli cimiteri musulmani, con lapidi smilze scolpite a forma di turbante ci costringono a fermate continue. È un posto magico, pieno di luce e cartelli Pazi Mine – attenzione mine – ai lati delle strade.
Risaliamo un colle, in vista della meta di oggi. In discesa due ciclisti, con una quantità straordinaria di bagagli. Bici solide e fisici allenati anche se un po' provati dal lungo chilometraggio.
È luglio e la coppia arriva da Teheran. Hanno lasciato l'Olanda all'inizio dell'anno in aereo e stanno tornando a casa.
Io di solito vado a Conegliano in treno e torno in bici a Treviso.

Il turista, l'alternativo, il freerider, il tutina, il fat biker, l'acrobata, l'arrabbiato, l'esploratore.
Nei prossimi mesi, qui, li andiamo a scoprire.

Buone pedalate invernali.


Testi: Marcello Libralato
Disegni: Martino Scavezzon
Impaginazione: Nadia Tonolo   ... per FIAB TREVISO

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